Critica di Gabriella Sartor Zanzotto

Natività_da Michelangelo Merisi (Caravaggio)_130x110

Emozioni e riflessioni scaturite dall’opera di Nicola Ancona, Natività di Caravaggio.

La visione dell’opera realizzata da Nicola Ancona LA NATIVITA’ di Caravaggio (cm 130×100) assicura subito un incontro, di cui ciascuno di noi sente come non mai il bisogno in questo terzo millennio: quello con la Bellezza. 

L’artista stesso ha dichiarato che la sua mission consiste nel “diffondere la bellezza dell’arte, come forma di libera espressione, di crescita, di evoluzione personale e collettiva”. Mi pare coerente con l’obiettivo, che intende perseguire Nicola Ancona, ricordare un’interessante proposta di integrazione dell’articolo 1 della nostra Costituzione da parte della Deputata Serena Pellegrino, dal titolo Riconoscere la bellezza,”intesa quale elemento costitutivo dell’identità nazionale, promossa in tutte le forme possibili, da quelle materiali, storiche, artistiche, culturali fino a quelle, paesaggistiche e naturali”, parole contenute nel documento. 

Il quadro, che compare in copertina e ben valorizzato all’interno del catalogo, corredo prezioso della mostra recente, tenuta nella sala Convegni del Chiostro del Seminario di Piazza Duomo a Lecce, dal 23 dicembre 2019 al 2 gennaio 2020, propone uno dei temi più suggestivi della storia dell’umanità e dell’arte: la Natività, nel quale si fondono mirabilmente due elementi: in primo luogo, la lezione di Caravaggio, e di altri pittori che hanno operato nel secolo XVII e XVIII, con la spinta incontenibile che il pittore Nicola Ancona ha mostrato di sentire, e di cui continua a ricevere il fascino, verso forme, composizioni, luci ed ombre, tracce di un percorso pluriennale nutrito di frequentazione assidua di quadri d’epoca, in secondo luogo, la pulsione innovativa, allo stesso tempo, spia chiara di una tensione verso un linguaggio estremamente sensibile al fascino accattivante della fantasia. 

In realtà, queste due caratteristiche risultano spesso compresenti nei linguaggi artistici, figurativi, narrativi, poetici, musicali… possono essere letti come segnali di intelligenze fervide, dal patrimonio nutrito di tradizione, ma anche da un’innata ed irrinunciabile curiosità innovativa. Nicola Ancona appartiene a questa schiera di Poeti, dal greco Poiein (creare). Si parla, in riferimento alla Natività di Caravaggio e ad altri quadri di rivisitazione classica, di “capricci pittorici”.

Raramente, credo, un significante è risultato così calzante rispetto al suo significato! Il termine scelto permette di esprimere, di valorizzare lo spessore delle conoscenze, la padronanza straordinaria delle tecniche, la solidità della cultura pittorica di Nicola Ancona. I Capricci non sono giochi leggeri, avulsi dalle conoscenze dei grandi pittori del passato e proiettati verso creazioni improbabili, scollegate dalle scelte dei singoli artisti ed incoerenti rispetto al tempo ed al luogo. Anzi, come ama sottolineare lo stesso Autore, si tratta di prendere a prestito alcuni modelli, come le figure, le composizioni, la fonte luminosa e di combinare il tutto, in modo al contempo fedele e creativo, quasi a voler tentare, riuscendovi, vie nuove di guardare, dal punto di vista del pittore, e vie inedite di recepire il messaggio, dal punto di vista dell’osservatore, con esperienze a vari livelli di produzioni artistiche, più o meno giovane, ciascuno felice di essere chiamato in gioco dalla impegnativa, ma piacevole, divertente ricerca dei cartoni originari delle figure scelte per comporre (cum ponere: porre insieme, in senso etimologico) l’opera.

Nella Natività di Caravaggio, dipinta da Ancona, la narrazione dell’evento avviene con scelte, su cui ci soffermeremo, tali da far coesistere sulla tela l’atmosfera magica, di intensa religiosità, della nascita di Gesù ed allo stesso tempo, l’atmosfera di vibrante realismo.

La prima è assicurata dalla luce intensa e chiarissima, di perla che illumina le figure protagoniste del momento basilare nella religiosità cristiana: l’angelo annunziante, la Madonna e Gesù Bambino, tutte e tre investite dal medesimo fascio di luce della Grazia Divina, sul lato sinistro del quadro. La seconda è raggiunta in modo magistrale attraverso le figure dipinte con i bruni ed avvolte in panneggi spessi e pesanti, quasi materici sulla destra, rese con un realismo che non permette incertezze.

Il catalogo ci viene incontro per apprezzare di Nicola Ancona il talento, la solida preparazione, la vasta cultura, la padronanza sicura nell’uso della tela, del colore, della vernice che caratterizzano i quadri “d’epoca”, uniti ad una ricerca incessante ed originale di tematiche e di linguaggi di arte contemporanea. Vi troviamo opere che rivelano una forte esigenza di spiritualità ed insieme un bisogno profondo di legame con il paesaggio della sua terra, con figure emblematiche di sentimenti eterni come il bisogno d’amore, il fascino del mistero, il misurarsi con il conflitto, la forza dell’orgoglio, il desiderio di aria, di cielo, di evolversi, di accogliere l’infinità di forme in cui la vita si può manifestare.

Allora, grazie a questo Pittore, per le emozioni, i sentimenti e le riflessioni che le sue opere sono in grado di far provare, punto di partenza prezioso di un irrinunciabile percorso di crescita umana.

Gabriella Sartor Zanzotto

Udine, 25-01-2020